Sezione "L'italia di verdi" - Itinerari
Casa Barezzi (Busseto)
Le terre del Maestro - I Luoghi Verdiani
Fu la dimora del benefattore di Verdi, come ricorda l’iscrizione sulla grande lapide di marmo, col bronzeo ritratto di Antonio Barezzi, opera di Luigi Secchi, dettata da Arrigo Boito nel 1913: “ANTONIO BAREZZI – DI BUSSETO – COMPRESE IL GENIO, INCORAGGIÒ I CIMENTI – PRESAGÌ LA GLORIA – DI GIUSEPPE VERDI – BENEDISSE IL CONNUBIO – DELLA PROPRIA FIGLIUOLA MARGHERITA – COLL’ARTISTA POVERO E IGNOTO – IL FIERO MAESTRO – LO VENERÒ COME PADRE – LO RICONOBBE SEMPRE CON DEVOTA UMILTÀ – SUO BENEFATTORE – LA CITTÀ DI BUSSETO NELL’OTTOBRE 1913 – RICORRENDO IL 1° CENTENARIO VERDIANO – DEDICAVA”.
Dal 1816 vi fu la sede della Filarmonica Bussetana, fondata dallo stesso Barezzi, dilettante di flauto, di clarinetto, di corno, di oficleide e di contrabbasso e da Ferdinando Provesi, Maestro di cappella e organista della chiesa collegiata di S. Bartolomeo e insegnante alla Scuola municipale di musica. Antonio Barezzi, mercante di coloniali, riforniva l’osteria delle Roncole, gestita dai genitori di Verdi, che probabilmente lo avevano informato delle doti del figlio. Ma fu durante una trasferta dei Filarmonici che lo sentì all’organo della chiesa di S. Michele, seguendolo poi alla scuola di Provesi a Busseto e infine introducendolo a casa sua, come compagno dei figli maschi e insegnante di pianoforte della figlia Margherita.
Il Salone fu certamente il luogo della loro dichiarazione d’amore, ma anche teatro della prima esibizione pubblica del giovane Verdi, nel febbraio del 1830.
Dal 1831 Verdi abitò a Casa Barezzi, su richiesta della signora Maria, atterrita dall’uccisione di un ricco vicino, sentendosi più sicura con un’ulteriore presenza maschile.
Fu nel giugno del 1832 che Verdi partì per Milano, ospitato da Giuseppe Seletti, sostenendo l’esame di ammissione al Conservatorio, ma dal quale fu respinto. Così il mese successivo intraprese gli studi musicali presso il M° Vincenzo Lavigna, sostenuti finanziariamente dalla borsa di studio del Monte di Pietà, ma per la gran parte da Antonio Barezzi.
Al suo ritorno furono celebrate le nozze con Margherita, il 4 maggio 1836, all’altare della Madonna del Carmine nell’oratorio della SS. Trinità e la festa si svolse all’interno del Salone.
Più tardi, nel 1844, Verdi vi compose l’opera I due Foscari.
Il Maestro, anche in seguito, fu più volte presente in Casa Barezzi con la nuova consorte Giuseppina Strepponi. Al momento della morte del suocero, nel luglio 1867, il compositore, sedutosi al piano, suonò le note del “Va pensiero” per consolare gli ultimi istanti del suo amatissimo benefattore, di cui «l’ultima parola, l’ultimo sguardo fu per Verdi» come scrisse poi la Strepponi.
Alcuni anni più tardi gli eredi di Barezzi fecero rinnovare e decorare il Salone, con un fine gusto eclettico, da Giuseppe Baisi, che poco prima dipinse gli ornati del Teatro Giuseppe Verdi.
Oggi è sede dell’Associazione Amici di Verdi, che vi ha curato i restauri nel 1979 e nel 1998.
Il grande camino del ‘600 è sovrastato dal ritratto a olio di Antonio Barezzi, mentre alla parete di destra sono due ritratti di famiglia, quello a carboncino del giovane Verdi, attribuito a Stefano Barezzi e quello della moglie Margherita. Alla parete opposta è un dipinto di una famiglia milanese, donato all’Associazione. Spiccano, oltre gli arredi originali, il pregevole pianoforte viennese Tomaschek e il bronzeo busto verdiano di Vincenzo Gemito, copia dell’originale in terracotta conservato a Villa Verdi a S. Agata.
Il Salone, luogo di concerti e conferenze, possiede anche la discoteca Antony Rocco Schipper-Suppa, che conta più di cinquecento opere complete.
Presto, con la disponibilità dei locali adiacenti, l’intero primo piano sarà trasformato in percorso museale grazie ad una cospicua donazione di cimeli verdiani da parte del Gr. Uff. Gianfranco Stefanini.
Le vicende della giovinezza del Maestro, insieme alle testimonianze della sua fama presso i contemporanei in Italia e all’estero, vi troveranno presentazione attraverso una ricca documentazione iconografica originale. In questo modo la nuova struttura espositiva si inserirà a pieno titolo negli spazi culturali approntati per le Celebrazioni Verdiane del 2001.