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Sezione "L'italia di verdi" - Itinerari

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Chiesa Collegiata di S. Bartolomeo (Busseto)

Le terre del Maestro - I Luoghi Verdiani

La prima chiesa funzionante a Busseto fino al XIV secolo fu quella di S. Nicolò, ma fu demolita poiché disposta l’erezione di una chiesa meglio rispondente alle esigenze della cittadina, divenuta fiorente e popolata. Fu consacrata e dedicata a S. Bartolomeo.
Il 9 luglio 1436 Rolando il Magnifico ottenne dal papa Eugenio IV l’erezione in collegiata della parrocchiale e fu riedificata a partire dal 1437. La collegiata esercitava la giurisdizione sopra numerose chiese, ma perse ogni diritto nel 1601 con l’erezione della diocesi di Borgo San Donnino.
Nonostante l’epoca rinascimentale della ricostruzione, presenta ancora lo stile gotico a cui si mescolano motivi propriamente lombardi, tipici dello Stato Pallavicino. La facciata a salienti con tre portali presenta quello maggiore inquadrato da cornici a sesto acuto in cotto e da lesene scanalate con capitelli compositi che sostengono una trabeazione. Nella lunetta è inserito un antico affresco raffigurante S. Bartolomeo con la palma del martirio; purtroppo non ne resta quasi più traccia. Il rosone, al di sopra del portale centrale, è incorniciato da ornamenti fittili. Le pregiate decorazioni in terracotta di gusto lombardo, ricorrenti negli edifici bussetani del quattrocento, furono probabilmente prodotte nella bottega di Jacopo de’ Stavolis a Polesine (1480-90 circa) su modelli di Rainaldo. Putti, foglie, frutti e tralci di vite sono il motivo ricorrente, elementi tipici del repertorio classico.
Lungo il sommo della facciata e i fianchi della chiesa scorre una cornice di archetti pensili, di tradizione romanica, che alleggerisce la vasta parete di mattoni, coronata da tre pinnacoli a edicola, ornati da busti in altorilievo.
A destra dell’ingresso centrale si trova una lapide scolpita nel 1584 e reca un’iscrizione latina che commemora l’incontro tra l’imperatore Carlo V d’Asburgo e papa Paolo III Farnese, avvenuto a Busseto nel 1543.
L’interno, a tre navate, perse l’aspetto originario nel XVIII secolo e oggi appare ricoperto da raffinati stucchi rococò alla maniera di Fortunato Rusca e Carlo Bossi (1753-54). Solo una quattrocentesca immagine della Madonna col Bambino è scampata al rifacimento e la si può osservare al primo pilastro a sinistra. Invece, al pilastro a destra, un’antica immagine del Redentore.
Nel 1876, dovendosi rinnovare il pavimento, si decise di abbassare il livello del piano per allungare i pilastri appesantiti dalla riforma barocchetta del secolo precedente. Gli scavi rivelarono come ogni pilastro rivestisse quattro colonne accoppiate su cui poggiava l’arco acuto, inoltre posero in luce le tracce della chiesa primitiva, che in lunghezza non raggiungeva la metà dell’attuale. Si cercò di ripristinare lo stile originario, ma l’opera fu interrotta a causa della compromessa stabilità dell’edificio.
Ai pilastri, placche porta cero, forse di Antonio Pallavicini (1767 circa) e nelle navate minori, sei confessionali architettonici, compagni di altri due nella parrocchiale di S. Agata, firmati da Giacomo Rossi (1795).
Ferdinando Provesi fu organista e Maestro di cappella della collegiata dal 1820 al 1833. Alla sua morte Giuseppe Verdi interruppe gli studi a Milano, desideroso di succedergli, ma gli fu preferito, senza concorso, Giovanni Ferrari. Nel 1836, grazie all’intervento di S.M. Maria Luigia, fu indetto il concorso, vinto da Verdi.


Nella prima cappella a destra, dedicata a Maria Assunta, già di S. Antonio abate, con altare in marmo del XIX secolo, la pala d’altare con l’Assunta di Giovanni Evangelista Draghi (1704) proviene dalla quarta, ove fu eseguita in armonia con gli affreschi. Ai lati Madonna col Bimbo e i SS. Francesco e Chiara di Camillo Procaccini (1611 circa) e Gesù Bambino coi SS. Bernardino da Siena, Antonio da Padova, Francesco di Paola di Clemente Ruta (1734-41 circa).
Nella seconda cappella a destra, dedicata a S. Giuseppe, già dei SS. Cosma e Damiano, con altare in stucchi rococò e statua di S. Giuseppe col Bimbo, Madonna col Bimbo e i SS. Pietro e Giacinto attribuito a Ermenegildo Lodi (1598) e Madonna col Bimbo e i SS. Geminiano e Francesco di Francesco Superti (1599); si tratta della pala d’altare della chiesa di S. Geminiano, soppressa assieme al convento nel 1810.
La terza cappella a destra, già di S. Bernardo, ospita la raffigurazione della grotta di Lourdes. È decorata da fini stucchi e affreschi ovali con S. Giacomo minore e S. Bernardo ritenuti di Pietro Balestra.
Nella quarta cappella a destra, la cupola con L’incoronazione della Vergine è di Giovanni Evangelista Draghi (1704), gli ornati alle pareti di Giovanni Motta (prima del 1819) e l’ancona in stucco è attribuita ad Antonio Rusca (prima del 1819). Nell’ancona sono inseriti quindici tondi coi Misteri del Rosario attribuiti a Vincenzo Campi (1576-81) e contiene la statua della Madonna del Rosario di Angelo Piò (inizi XVIII sec.). A lato S. Isidoro Agricola di Giorgio Scherer.
Nella cappella a destra del presbiterio, dedicata al Sacro Cuore, già del SS. Sacramento, altare intagliato e ancona con a lato le statue della Fede e della Speranza (inizi XVIII sec.). Inoltre paliotto in scagliola forse proveniente dalla bottega di Lodovico Leoni e balaustra marmorea nel gusto di Pietro Oliva, con cancelletto in ferro battuto e bronzi dorati.
Le due campate a volta del santuario e l’abside sono quattrocenteschi, mentre contemporanei sono i dipinti a fresco che svolgono il tema della Passione di N.S. eseguiti da Giuseppe Moroni (1942), a cui appartengono anche le vetrate della rosa e delle monofore del coro. Questi, di stile neoclassico, fu ingrandito nel XVII secolo e ospita maestosi sedili di Francesco Galli (1800-05). L’altare maggiore, con figure e intagli a finto bronzo dorato, si deve al cremonese Giovanbattista Febbrari (XVIII secolo).
La cappella a sinistra del presbiterio, già di S. Donnino, ospitò un maestoso reliquiario di gusto barocco, ora situato nell’oratorio della SS. Trinità. Attualmente nella cappella è situato l’organo Serassi del 1838.
La quarta cappella di sinistra, dedicata alla B.V. della Concezione, già di S. Girolamo, presenta una serie di affreschi raffiguranti i Padri e Dottori della Chiesa di Michelangelo Anselmi (1538-39); si riconoscono i santi Anselmo, Cirillo, Ambrogio, Girolamo, Agostino, Ilario e altro non identificato. La cappella fu in parte demolita nel XVIII secolo e gli affreschi dell’Anselmi furono tagliati. Nel 1865 fu chiamato il pittore parmense Giovanni Gaibazzi che dipinse alcuni medaglioni: al centro della volta la rappresentazione simbolica della Chiesa, ai lati le Virtù cristiane (la fede, la speranza e la carità, la giustizia, la temperanza e la fortezza) e Eroine bibliche (Debora, Esther, Giuditta, Joele), mentre gli ornati si devono a Giovanni Bavisi e la statua lignea della Vergine ad Angelo Piò (inizi XVIII secolo), inserita nella nicchia dell’ancona in scagliola policroma sopra l’altare.
La terza cappella a sinistra, già dei SS. Antonio da Padova e Bernardino da Siena, è dedicata ai caduti della Grande Guerra della parrocchia. Sopra l’altare il monumento in marmo bianco di Carrara, opera di Luigi Secchi, presenta Gesù presso un soldato accasciato ai suoi piedi. Le decorazioni, raffiguranti i SS. Giorgio e Sebastiano ai lati e uno stuolo di angeli e personaggi sullo sfondo, si devono a Giuseppe Moroni (1926), come pure le vetrate istoriate delle monofore laterali, con le figure dei SS. Vigilio e Giusto.
La seconda cappella a sinistra, già della B.V. Assunta, poi di S. Antonio abate, è dedicata a S. Maria Goretti. L’effigie dipinta su di uno stendardo di deve a Assuntina Vacchi. Nel 1630, in occasione della peste, fu trasportata nella cappella l’immagine della Madonna del Pilastro per impetrare l’immunità dal contagio.
La prima cappella a sinistra, in Cornu Evangelii, eretta nel 1642 e ampliata e restaurata nel 1846, è da sempre dedicata al Crocifisso. L’altare barocco in legno scolpito dorato fu donato dai Pallavicino, il cui stemma figura ai lati e il paliotto in scagliola di Carpi e attribuito a Lodovico Leoni. Sopra l’altare un Crocifisso di tipo quattrocentesco. A lato l’Immacolata fra i SS. Paolo, Pietro, Francesco e Chiara di Andrea Mainardi detto il Chiaveghino (1589).
Eccezionale, ma attualmente non visitabile è il Tesoro della Collegiata, costituito da sontuosi paramenti, splendide argenterie, libri corali miniati e oggetti particolarmente rimarchevoli, come La Pace, un piccolo trittico in avorio intagliato e legni policromi intarsiati, ascrivibile agli inizi del XV secolo e attribuito alla bottega degli Embriachi; La Croce processionale in argento sbalzato e cesellato, in parte dorato e smaltato, con figure eseguite a fusione, realizzata a Parma nel 1524 da Jacopo Filippo e Damiano Da Gonzate; Il Reliquiario di S. Biagio, a forma di braccio, in argento lavorato a fusione, sbalzato e cesellato e rame fuso, cesellato e dorato, eseguito a Cremona nel 1540 da Altobello de’ Cambi; Il Piatto da parata, in argento sbalzato, cesellato e dorato a fuoco, realizzato ad Augusta tra il 1675 e il 1677 da Iohann Mittnacht.
Altri importanti oggetti e dipinti sono custoditi nei depositi e nella bellissima sagrestia, con soffitto stuccato con coppie di mensoloni (fine XVII secolo).

 

 

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