Sezione "L'italia di verdi" - Itinerari
Santuario della Beata Vergine (Madonna dei Prati)
Le terre del Maestro - I Luoghi Verdiani
Edificato in proporzioni maestose, in stile bramantesco, tra il 1690 e il 1695-96 dall’architetto don Francesco Callegari per custodirvi un’immagine a fresco della Vergine Maria, collocata fin dal XV secolo in una cappellina nei Prati della Colombarola, rimase incompiuto. La pianta centrale absidata prevedeva una cupola non attuata, come pure restarono incompleti l’esterno e la facciata, affiancata da due corpi, dove si notano gli attacchi per un portico non realizzato.
Nella prima cappella a destra è la coeva Sacra Famiglia coi SS. Francesco, Antonio da Padova, Giovanni Evangelista entro cornice intagliata (XVII secolo). L’altare del 1703 fu quello maggiore.
Nella cappella a sinistra è Dio Padre e la Sacra Famiglia di Pasquale Ottino (XVII secolo), recante lo stemma Pallavicino, entro cornice seicentesca, con volute e figure di angeli in alto rilievo e il volto della marchesa Pallavicino.
Rimarchevole è la cornice nell’abside, con putti reggenti il giglio Farnese, forse di Giovanni Setti, attivo alla corte di Piacenza verso la fine del XVII secolo.
La chiesa possiede preziosi argenti tra cui un vassoio sbalzato con figure del XVII secolo e un ostensorio di Luigi Vernazzi (1815) e alcuni paramenti ricamati.
Giuseppe Verdi frequentò il santuario della Beata Vergine, poiché si recava al piccolo paesino per visitare la nonna paterna, Francesca Bianchi, inoltre gli venivano impartite lezioni di musica, in un’aula superiore della canonica, da don Paolo Costa, che lo incontrò nella chiesa delle Roncole.
Purtroppo il parroco morì nel 1820, ma il piccolo Verdi continuò a recarsi al santuario, rendendosi utile anche alle celebrazioni delle sacre funzioni.
Il 14 settembre 1828 si festeggiava il Nome di Maria e Verdi si incamminò verso la chiesa di Madonna dei Prati per accompagnare i Vespri all’armonium, ma scoppiò una violentissima tempesta e fu costretto a rifugiarsi a casa di amici. Nel frattempo un fulmine colpì il santuario e uccise quattro sacerdoti e due cantori, tra cui un cugino di Verdi, Gaetano Bianchi. Un anonimo incisore raffigurò il tragico evento.