Sezione "L'italia di verdi" - Itinerari
Teatro Giuseppe Verdi (Busseto)
Le terre del Maestro - I Luoghi Verdiani
L’idea di costruire un nuovo e più grande teatro fu proposta da una trentina di bussetani, riuniti a Casa Barezzi nel 1845 e sicuramente avvisarono Verdi se questi, poco più tardi, scrisse all’amato suocero: «In nome del Padre, del Figliuolo, e Spirito Santo. Faccio il segno della croce prima di rispondere alla sua caris. e mettermi in grazia di Dio, per non dir coglionerie. A Busseto il Teatro?… Non credo, né lo crederò mai… poveri noi se ciò avvenisse! Casca il mondo! Io scriverò l’ora (se volete) e sempre che i miei impegni lo permettano, e tutti sanno che devo scrivere sei opere. Sulla Frezzolini e Poggi non posso promettere, ma vi può essere molta probabilità… Fatevi pure coraggio, e siccome sono castelli in aria, fateli belli».
Il progetto, forse troppo costoso, fu accantonato fino al 1856, quando il Municipio acquistò la Rocca dal Demanio dello Stato e il Consiglio, nella seduta del 19 luglio, ne approvò la costruzione, deliberando di affidare il progetto tecnico all’architetto parmigiano Pier Luigi Montecchini. Il progetto fu approvato l’8 giugno 1857 e si decise della costruzione il 28 agosto, ma le aste per gli appalti restarono deserte, cosicché i lavori furono affidati al bussetano Giovanni Sivelli, iniziati il 22 maggio 1859 e terminati il 18 ottobre 1864.

Successivamente fu la volta delle attrezzature, degli infissi e delle decorazioni. Gli intagli in bianco e oro competono a Giuseppe Carletti, gli stucchi a Giuseppe Rusca, i dipinti a Giuseppe Baisi e Alessandro Malpeli di Parma, su disegno di Girolamo Gelati, mentre al bussetano Isacco Gioacchino Levi si devono i medaglioni del soffitto, raffiguranti la Commedia, la Tragedia, il Melodramma e il Dramma romantico, i cui schizzi a carboncino si trovano nell’ufficio del Sindaco, al primo piano del mastio della Rocca, mentre i bozzetti sono conservati al Museo Teatrale alla Scala di Milano.
Nel frattempo il sindaco e l’intero paese tornarono sulla questione verdiana, sostenendo che il Maestro, a quel tempo, si era impegnato. Verdi e Giuseppina ne erano indignati, inoltre nello stesso periodo a Emanuele Muzio fu rifiutato il posto vacante di Maestro di cappella e ciò spinse Verdi a indirizzarsi a Barezzi con queste parole: «[…] Ma Busseto ha una vanità e delle pretese così ridicole che le grandi città non hanno. È il difetto di quel paese! […]» e concluse dicendo: «È ben vero l’antico proverbio: Nemo propheta in patria». La Strepponi prese annotazione di tutta la corrispondenza relativa al teatro, conservando tali documenti nel suo copialettere.
Una di queste, datata 1865, che ricorda la Borsa di Studio pagata al giovane Verdi dal Monte di Pietà e l’invadenza nella sua vita privata, è un vero e proprio atto d’accusa contro Busseto: «[…] Dire ad ogni momento queste parole che se è ridicolo, è pure offensivo: “L’abbiamo fatto noi”. È sempre l’affare dei 27 franchi. E perché non ne hanno “fatti” degli altri poiché i mezzi erano gli stessi? Se io in questo proposito senza scostarmi dalla verità, scrivessi una letterina da pubblicarsi, potrei metterli in ridicolo dinanzi all’Europa. È meglio farla finita, e con 27 franchi e 50 centesimi e colla specie d’inquisizione che si esercita da sedici anni. Io mi sono per così dire, ritirato da Busseto, se la noia mi prende mi ritirerò da Sant’Agata, e la peggior figura non la farò io […]».

La questione fu posta nelle mani del notaio Angiolo Carrara e dopo aver fatto rimangiare alle autorità municipali le loro parole, il 17 agosto 1865 Verdi concesse che il teatro portasse il suo nome. Per ringraziarlo gli fu offerto un palco, il n° 11 di II ordine, oggi appartenente alla famiglia Carrara-Verdi, ma egli lo volle pagare, depositando presso il Municipio una cartella di dieci mila franchi, stabilendo che questi ne sarebbe entrato in possesso il giorno dell’apertura del teatro.
La serata inaugurale fu il 15 agosto 1868 e all’occasione, per onorare il compositore, le signore presenti in teatro indossarono abiti di colore verde e per i signori la cravatta d’obbligo fu verde. All’apertura del sipario il busto verdiano di Giovanni Dupré, che oggi adorna lo scalone d’accesso, apparve sul palcoscenico con l’epigrafe “Onore a lui – che dodicenne ancora – inspirandosi – alla “Capricciosa” – presentiva – il Don Carlos” e coronato di quercia e alloro, fortezza e gloria, dono degli universitari di Roma oggi conservato a Villa Verdi a S. Agata. Intanto l’orchestra eseguì proprio La Capricciosa, poi fu la volta di Rigoletto e infine di un balletto comico.
La stagione durò un mese intero e furono allestite altre rappresentazioni di Rigoletto e del balletto comico, alternati a Un ballo in maschera con il “passo a tre”.
Ma Giuseppe Verdi e la consorte Giuseppina Strepponi erano vistosamente assenti e non parteciparono volutamente ai festeggiamenti, ritirati a Tabiano a fare le cure termali. E il 15 settembre Verdi scrisse a Escudier: «Stassera il Teatro di Busseto si chiude ed io potrò tornare a Sant’Agata a far colazione… e ne ringrazio il cielo».
Fin dall’origine il teatro fu dotato di ogni più funzionale struttura. Fu realizzato in modo da essere particolarmente idoneo alla ricezione acustica, grazie al ligneo e sopraelevato pavimento di platea e al velario del soffitto sospeso ad una cupola, anch’esso in legno, che funge da cassa armonica. Inoltre gli ordini di palchi e il loggione sono in legno dipinto e le decorazioni a rilievo sono in cartapesta dorata.
La forma è tipica a semicerchio e i tre palchi di proscenio procedono verso il palcoscenico quasi chiudendosi a circonferenza. Il recente intervento di restauro, su progetto dell’architetto Pier Luigi Cervellati di Bologna, ha rispettato la struttura ottocentesca senza alterarne l’assetto, ma consolidandone la struttura e dotandola di sistemi moderni per il funzionamento. Le moderne scale di sicurezza, progettate dall’architetto bolognese, sono ispirate a un disegno di Leonardo da Vinci per una torre d’assalto.
All’anno 1913 risale la costruzione del golfo mistico, su progetto del M° Arturo Toscanini, il quale diresse la stagione lirica in occasione del primo centenario della nascita di Verdi, allestendo le opere La traviata e Falstaff. Il celebre direttore parmigiano tornò a Busseto nel 1926, nel venticinquesimo anniversario della morte del compositore, per dirigere Falstaff in quel teatro dove, piccolo il palcoscenico e ridotta l’orchestra, tutto appariva incastonato come una pietra preziosa in un fine metallo e perfettamente adatto alla rappresentazione, nell’ambiente sognato dall’autore stesso.
La successiva stagione commemorativa, nel 1951, vide le rappresentazioni di Rigoletto, Otello e Aida al teatro all’aperto e Falstaff nel Teatro Giuseppe Verdi, con discorso del M° Ildebrando Pizzetti, che fu a Busseto il 28 ottobre 1900 per partecipare al concerto verdiano in occasione dell’ottantesimo compleanno di Verdi.
Dal 1961 ha sede nel Teatro Giuseppe Verdi il Concorso Internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto”, fondato dal tenore bussetano Alessandro Ziliani, vi si consegna il Premio Verdi d’Oro “Città di Busseto” e vi si tiene il concerto finale dell’Accademia Verdiana “Carlo Bergonzi”.